Shosha - Isaac Bashevis Singer

   Retrogusto. Niente pena, pietà o compassione. Oggi parliamo di "Shosha". Racconto (anche piuttosto lungo, va oltre le 200 pagine) di Isaac B. Singer (si, lo so che lo avete letto anche nel titolo, ma fatemi fare la cornacchia che ripete : cra, cra, cra). Singer è uno scrittore molto famoso. Per intenderci Singer è l'autore di quel connubio di genialità che è "La famiglia Moskat" saga di una famiglia ebrea, pregna di tradimenti, risate, delusioni, dispetti, litigi, ripicche, amori, manovre e chi più ne ha, più ne metta (che volete? se la famiglia è numerosa..! ); il tutto sullo sfondo della tradizione e dei riti della religione ebraica. Ma torniamo a Shosha. Avendo già letto il suddetto romanzo e un'altra raccolta di racconti di Singer intitolata "Gimpel l'idiota"composta da racconti comici, superstiziosi e molto altro, da questo mi aspettavo ben altro. Le recensioni che ho letto in giro sono positive. Ma magari (parlo per me). 
  Shosha narra la storia di due bambini: Aaron e Shosha (ma guarda un po' che novità) che vivono nel ghetto di Varsavia. La loro infanzia trascorre tra i giochi e le tradizioni ebree e qui apro una parentesi***(a fondo pagina, se no non la finisco più). Shosha è fragile, oltre che fisicamente anche psicologicamente ed ecco che ad un certo punto si ammala di una strana malattia che la costringe a letto in un sonno prolungato e profondo. Aaron nel frattempo lascia Varsavia ma porterà sempre nel cuore la cara Shosha per la quale nutre un profondo affetto. I casi della vita riporteranno Aaron a Varsavia. Questa volta non nei panni del figlio del rabbino, ma ateo, scrittore in erba, con più ambizioni che soldi in tasca, sebbene sia -a detta di molti- uno scrittore promettente. Insieme a lui conosciamo una girandola di donne che ne incrociano la strada: Dora, militante comunista; Celia, una ricca ebrea, sposata ma infedele, con la quale Aaron avrà una relazione e infine Betty, un'attrice americana, sposata ad un uomo molto più    
vecchio di lei e ricchissimo, anche ella infedele. (E' tutto un ammasso di corna e capocciate cosmiche ai soffitti più alti che       danno i mariti inconsapevoli e ignari -vedi "cornuti e contenti"
 o "cornuto e felice" sul dizionario). 
Aaron può avere quello che vuole, ormai. Un giorno decide di andare a cercare Shosha e la ritrova esattamente come era: una bambina fragile fisicamente e psicologicamente. Come se la malattia l'avesse intrappolata ancora nella fanciullezza. Ormai l'invasione nazista in Polonia è alle porte e tutto sembra suggerire la quiete prima della tempesta. Un tempo intrappolato in un noioso e tremendo loop. 
   Cercavo e mi aspettavo il solito Singer, ironico, brillante e disimpegnato. Ma ho trovato un Singer riflessivo. Mi sono imbattuta in dialoghi filosofici, religiosi, cabalistici che a mio giudizio hanno appesantito i toni. Li avrei tenuti perché comunque credo che concorrano ad arricchire il romanzo, ma li avrei resi più brevi. Per vivacizzare il racconto, ecco. Lo scopo di Singer sembra essere quello di immortalare l'uomo ebreo prima dell'arrivo dei nazisti (e non solo, visto che nell'epilogo ci ripropone alcuni personaggi 10 anni dopo l'invasione di Hitler). Un uomo in balia delle sue passioni e delle sue debolezze. Una frase nel racconto sembra esprimere appieno questo scopo: "Le generazioni che verranno dopo di noi [...] ci considereranno dei martiri. Reciteranno per noi il kaddish [...]. In realtà ciascuno di noi sarebbe morto con le stesse passioni con le quali era vissuto"Un modo per demitizzare una generazione di uomini, che i posteri considerano martiri? Non saprei dare una risposta. Tutto sembra suggerire : nostalgia e tristezza. Singer critica quel modo di vivere, ma alla fine del racconto sembra provare nostalgia per quei tempi lontani. 

Malinconico, 5/10

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Shosha - Isaac B. Singer

***Per quel che mi riguarda, leggere questo genere di romanzi mi aiuta a "entrare" nelle tradizioni di una cultura. Così come leggo volentieri romanzi come "Mille splendidi soli"(lasciate stare il fatto che sia un romanzo straordinario) - che mi aiuta a entrare nella cultura, nel quotidiano, nella religione, nel modo di pensare a livello sociale e familiare di questi luoghi e tradizioni - così, leggere un racconto come Shosha e anche altri racconti simili, mi aiuta a conoscere meglio una tradizione, cultura e religione che sui libri non sono riuscita ad apprendere. Un modo carino per arricchire la mia cultura, per farla breve. 

Commenti

  1. che bella la tua parentesi.è vero che leggere certi libri arricchisce la nostra conoscenza, che poi conoscere il prossimo è il modo migliore per comprenderlo...nonostante il voto basso mi hai incuriosito...leggero Salinger

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    1. ah, quindi la pensi come me :) sono contenta :) hai detto bene "conoscere il prossimo è il modo migliore per comprenderlo" . Ehm, volevi dire "Singer" non "Salinger" vero? :D ti consiglio "La famiglia Moskat" però, non comincerei da questo :) ciao, grazie per la visita, sei sempre carinissima :)

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